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Ima li nekog pisca koji je fascinantniji od Kafke?

Sofia Gandarias / Saramago

his lifePosted by mathias Fri, July 30, 2010 10:10:29

ARTE / INEDITI. PRAGA: UNA CINQUANTINA FRA DIPINTI E INSTALLAZIONI

Saramago: «Dio non ha letto Kafka»

Il Nobel presenta la mostra di Sofía Gandarias dedicata allo scrittore ceco

«Kafka, il visionario» è il titolo della mostra che Sofía Gandarias (Guernica, 1957) dedica, a Praga, allo scrittore ceco di lingua tedesca (1883-1924). La rassegna di una cinquantina fra dipinti e installazioni è distribuita in due sedi. Lo spettatore è accompagnato da un sottofondo di musiche di Antonin Dvorák e di Gustav Mahler. Per questa esposizione, José Saramago, una ventina di giorni prima della morte, ha scritto un testo, inedito in Italia, che pubblichiamo in esclusiva. Come si ricorderà, José Saramago non solo ha scritto di arte, ma era egli stesso un artista di notevole spessore. Basta ricordare la grande mostra del maggio dello scorso anno a Palazzo di Ajuda a Lisbona, nella quale erano esposti, fra sculture e architetture, circa 500 lavori del premio Nobel portoghese.

Sofia Gandarias: «Dio non è qui» (2006), uno dei dipinti dedicati a Kafka esposti a PragaAlla domanda angosciosa, sebbene carica di facile retorica, che il Papa lanciò ad Auschwitz, fra lo stupore e lo scandalo dei credenti: «Dov’era Dio?», segue questa importante mostra di Sofía Gandarias che con semplicità risponde: «Dio non è qui».

È evidente che Dio non ha letto Kafka e, a quanto pare, neppure Ratzinger. Tanto meno Primo Levi che è più prossimo al nostro tempo e che mai si è servito di allegorie per descrivere l’orrore.

Se mi si permette l’audacia, consiglierei al Papa di visitare, con tempo e occhio attento, questa mostra di Sofía e di ascoltare con attenzione le spiegazioni che gli offrirebbe una pittrice la quale, conoscendo a fondo l’arte che esercita, s’intende molto anche del mondo e della vita che in esso abbiamo fatto, credenti e i non credenti, fiduciosi e sfiduciati, e gli altri, quelli che fecero Auschwitz e quelli che si domandano dov’era Dio. Meglio sarebbe che ci domandassimo dove siamo noi, quale incurabile malattia è mai questa che non ci permette di inventare una vita diversa, anche con dei, se necessario, senza però l’obbligo di credere in loro.

L’unica e autentica libertà dell’essere umano è quella dello spirito, uno spirito non contaminato da credenze irrazionali e da superstizioni, in alcuni casi magari poetiche, che però deformano la percezione della realtà e che dovrebbero offendere la ragione più elementare.

Seguo da anni il lavoro di Sofía Gandarias. Sono impressionato dalle sue capacità di resa, la forza della sua vocazione, l’abilità con cui trasferisce sulla tela le sue visioni del mondo interiore, il rapporto quasi organico che ha con il colore e con il disegno.

Sofía Gandarias è, lei tutta, memoria. In primo luogo memoria di se stessa, come chiunque di noi, e anche memoria del suo vissuto e di quanto ha imparato, memoria di tutto quanto ha interiorizzato come cosa propria, memoria di Kafka, Primo Levi, Roa Bastos, Borges, Rilke, Brecht, Hanna Arendt; di quanti, per dirla in una parola, si sono affacciati al pozzo dell’animo umano e hanno provato quella vertigine.

(Traduzione di Giancarlo Depretis)

SOFÍA GANDARIAS

Praga, Czech Centre (tel. +420/234668501) e Instituto Cervantes (tel. +420/221595211), sino al 16 luglio

José Saramago

05 luglio 2010

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